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Spiegare le Vele: Dal Peso della Lontananza alla Nuova Casa del Cuore «Da ogni esilio nasce una patria del c

26-10-2025 12:35

Luca Buonopane

Riflessioni Libere,

Spiegare le Vele: Dal Peso della Lontananza alla Nuova Casa del Cuore «Da ogni esilio nasce una patria del cuore.»

La parola nostalgia nasce dall’unione di due termini greci: nòstos, “ritorno”, e álgos, “dolore”. Letteralmente significa dolore del ritorno,

La parola nostalgia nasce dall’unione di due termini greci: nòstos, “ritorno”, e álgos, “dolore”. Letteralmente significa dolore del ritorno, o forse — più profondamente — dolore per ciò che non può più tornare. È una ferita del tempo, una memoria che non guarisce, ma che ci tiene vivi.

 

La nostalgia non è soltanto rimpianto. È il movimento interiore di chi sente che qualcosa di essenziale è rimasto altrove — e tuttavia continua a chiamarlo, come una voce lontana. In fondo, ogni nostalgia è un desiderio di unità. Platone avrebbe detto che è la ricerca della nostra parte mancante, di ciò che ci rende interi. Proust, secoli dopo, l’avrebbe vista come il tempo ritrovato: la possibilità che un ricordo — anche solo per un attimo — restituisca senso alla vita presente.

 

Così, la nostalgia non ci ancora al passato: ci ricorda che l’anima ha memoria di casa, e che ogni cammino lontano è, in qualche modo, un ritorno spirituale.

Mi sento, a volte, un novello Enea. Non perché abbia fondato città o portato sulle spalle un padre morente, ma perché vivo con la stessa sensazione di chi è costretto a lasciare, pur continuando ad amare. La mia terra — Napoli — non è solo un luogo: è una voce, una lingua che torna nei sogni, un mare che continua a respirare dentro di me anche quando non lo vedo più. Ricordo i suoni i colori le risate i profumi della mia amata città di tempo forse più colorato dove io ero un giovane che affrontava la vita e le sue difficoltà e le sue bellezze con qualche ingenuità ma anche con forza, coraggio e speranza

La lontananza è una prova. Ti costringe a guardare la vita con occhi doppi: da un lato la nostalgia, dall’altro la speranza. È un equilibrio fragile tra ciò che eri e ciò che stai diventando. All’inizio pesa, perché sembra che ogni passo ti allontani da te stesso. Poi, lentamente, impari che quel peso non è un fardello ma una radice che si muove con te.

 

Sono cosciente delle contraddizioni della mia città: delle sue ombre, delle sue fatiche, delle ferite che sembrano non rimarginarsi mai. Ma sono altrettanto cosciente della sua umanità irriducibile, della sua capacità di non aderire all’individualismo imperante. Napoli conserva ancora, nel profondo, un senso del “noi” che altrove si è quasi smarrito. È una città che ti guarda, che ti parla, che non ti lascia mai davvero solo. E forse è proprio questo che pesa di più quando la si lascia: non tanto le strade o i vicoli, ma l’eco di una vita collettiva che continua a vibrare dentro di te.

Eppure, in questa lontananza, ho trovato anche un’altra patria. La Toscana mi ha accolto con un rispetto silenzioso, con quella sobrietà che non promette ma mantiene. Mi ha dato spazio per ricominciare, per costruire una vita autonoma, per ritrovare la mia dignità attraverso la quotidianità. La ringrazio per avermi accolto come si accoglie un viandante: senza troppe domande, ma con la porta socchiusa e la luce accesa. In questa terra ho imparato che anche l’esilio può fiorire, se lo si abita con gratitudine.

Essere lontani non significa essere perduti. Significa vivere con la consapevolezza di appartenere a due mondi: quello che hai lasciato e quello che stai costruendo. La terra natale continua a parlarti, anche nel silenzio di una stanza diversa, anche tra voci che non hanno il tuo accento. Ti ricorda chi sei, e allo stesso tempo ti spinge a cercare chi puoi diventare.

 

Ogni esilio, reale o interiore, è anche un’occasione per comprendere. Quando ci si allontana, si impara a vedere meglio: si riconosce ciò che conta, si distinguono le radici dalle abitudini, la casa dal semplice luogo. E forse, proprio nella lontananza, si scopre una nuova forma di appartenenza — più profonda, più libera.

Sto scrivendo queste parole che si allontanano un po’ dai temi che tratto abitualmente, perché da qualche tempo mi trovo in una fase della mia vita in cui sto cercando, dopo tanti anni, di stabilire davvero una casa, un’appartenenza definitiva. Soprattutto ora che ho trovato la donna della mia vita, sento forte il bisogno di appartenenza. Forse è da questo che è ripartita la mia nostalgia: dal desiderio di riannodare i fili della mia storia per capire in quale direzione andare.

Purtroppo, per varie ragioni, so che un ritorno nella mia terra natia non è possibile. E dunque non ho altra scelta che andare avanti — ma lo farò con una nuova consapevolezza: le mie radici le porterò con me. Costruire nuovi legami è sempre complicato, ma io ci metterò tutto me stesso. Spero di incontrare uomini e donne che vogliano, come me, costruire ponti, interessandosi alla storia umana che ognuno di noi porta con sé.

Perché il bisogno di appartenenza è universale. Io, come Enea, cercherò di trovare una nuova comunità, una nuova casa dove poter vivere in pace con la mia famiglia. Un giorno, forse, sentirò questa città — e i suoi abitanti — come casa. Allora, forse, la mia nostalgia sarà solo un dolce ricordo.

 

Parla tu, città futura, con le tue mille storie che si intrecciano e resistono al tempo. Io ti sarò grato, perché in fondo, proprio grazie a te, avrò potuto costruire la mia nuova casa, circondato da amicizia e affetto, come ho sempre voluto.

Perché senza una radice, senza un luogo di appartenenza, tutto il resto perde spessore, perde colore, e la vita diventa un po’ più grigia, un po’ più triste.

Tra poco si parte. È ora di spiegare, metaforicamente, le vele verso una nuova città che spero, un giorno, di poter chiamare casa.

Nota dell’autore

Questo scritto segna un racconto personale che penso appartenga a molti. Perché anche dai racconti individuali si può trarre qualcosa di più grande, qualcosa che appartiene al destino e alle sensazioni che ogni uomo prova.
È per questo che ho deciso di scriverne: nella speranza che possa essere di conforto a quanti, come me, vivono questa stessa sensazione, e nella fraterna idea di condividere qualcosa con voi tutti, che mi seguite ormai da qualche tempo.
E dunque, anche se rappresenta una deviazione rispetto ai miei percorsi abituali, so che saprete riconoscerne l’unità, anche nella differenza.
Spero che lo apprezziate. Un abbraccio a tutti voi.

di Luca Buonopane



 

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