Nota Personale
Per formazione culturale ho studiato Giurisprudenza alla Federico II di Napoli. Come molti di voi sanno, però, sono sempre stato affascinato dal lato filosofico e storico del lavoro giuridico. Non sono mai stato, come si dice, un leguleio che corre dietro ai cavilli. Sono sempre stato interessato a carpire il cuore della legge: il perché filosofico, etico e morale delle norme e come esse possano migliorare e salvaguardare una vita più giusta per tutti¹.
In questa parabola ho trovato un’interpretazione vicina a questo sguardo: non una declinazione deontologica rigida, ma un invito a guardare al perdono, alla salvezza, al cambiamento².
Lasciate che vi ricordi la parabola
La parabola (Lc 15,11-32)
«Un uomo aveva due figli. Il più giovane disse al padre: “Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta”. Ed egli divise tra loro le sue sostanze³.
Pochi giorni dopo, il figlio più giovane raccolse tutte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò le sue sostanze vivendo da dissoluto. Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Si mise al servizio di un abitante della regione, che lo mandò a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube che mangiavano i porci, ma nessuno gliene dava.
Allora ritornò in sé: “Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato contro il Cielo e contro di te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati”. Si alzò e tornò da suo padre.
Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, gli corse incontro, lo abbracciò e lo baciò. Il figlio disse: “Padre, ho peccato contro il Cielo e contro di te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio”. Ma il padre disse ai servi: “Portate il vestito più bello, mettetegli l’anello al dito e i sandali ai piedi. Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”. E cominciarono a far festa.
Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, sentì musica e danze. Chiamò un servo e gli chiese cosa stesse succedendo. Quello rispose: “È tornato tuo fratello, e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello grasso perché lo ha riavuto sano e salvo”. Egli si indignò e non volle entrare.
Suo padre uscì a supplicarlo. Ma egli rispose: “Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito. E tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che è tornato questo tuo figlio, che ha divorato le tue sostanze, per lui hai ammazzato il vitello grasso”.
Il padre replicò: “Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”»⁴.
Riflessione
Questa parabola non è solo una parabola: è un manifesto contro il legalismo sterile, che giudica e divide. È un invito a costruire una società capace di perdonare e rigenerare⁵.
Il figlio minore ha sbagliato. La legge morale e sociale lo avrebbe condannato senza appello. Ma il padre non applica la logica della colpa né la misura ferrea della legge. Sceglie un’altra via: accoglienza e misericordia. Un gesto scandaloso, che spezza il meccanismo della retribuzione e apre a una giustizia trasformativa. Restituisce dignità a chi l’aveva persa⁶.
Il perdono non è debolezza, ma forza rivoluzionaria. Una società che sa perdonare non abolisce la legge: la porta oltre, trasformandola da strumento di punizione a strumento di vita⁷.
Esempi concreti e universali lo dimostrano:
Giustizia riparativa: dare a chi ha sbagliato la possibilità di riscattarsi e reintegrarsi⁸.
Educazione: l’errore dei giovani non come marchio indelebile, ma come occasione di crescita.
Relazioni quotidiane: ambienti che riconoscono il valore delle seconde opportunità.
Sapere che ci può essere perdono spinge le persone a trasformarsi dentro se stesse, a percepirsi in modo nuovo, a rinascere.
Il perdono non ha nulla a che fare con il lassismo o con una falsa bontà. Si perdona chi veramente cambia, chi – come il protagonista – vive una sofferta trasformazione⁹. Faccio precisazione per essere chiaro senza possibilità di fraitendimento sul mio pensiero.
La figura del fratello maggiore
Il figlio probo, che segue il padre e le regole con perfetta osservanza, ci mostra un cuore chiuso. Non c’è rettitudine di cuore, non c’è amore per il padre o per la vita. C’è solo una ferrea determinazione a ottenere riconoscimenti e vantaggi materiali.
Non è felice per il fratello ritrovato, si sente defraudato. Il premio conta più della sostanza. È uno specchio della nostra epoca: produttività, competizione. Una società così non sa accogliere chi cade e ritorna cambiato.
Una scelta radicale
La parabola ci mette davanti a una scelta: essere come il fratello maggiore, custodi gelosi di un’osservanza sterile, oppure imparare dal padre a trasformare la legge in misericordia. Costruire una comunità capace di festa, di accoglienza, di vita condivisa.
Le possibili interpretazioni della realtà sono due:
Legalismo: “hai sbagliato, paghi”, che condanna chi vuole cambiare e alimenta risentimento.
Perdono fruttuoso: restituisce vita a chi si è smarrito e fa rinascere la vita in tutti noi¹¹.
Conclusione
La parabola del Figliol Prodigo ci invita a superare la logica sterile del premio e della punizione. È una sfida radicale al nostro tempo, spesso pronto a giudicare e meno a comprendere, a escludere e meno ad accogliere. Se Non faremo così Cadremo In una società Che da un lato È rigida Spietata Occorre divergenti Dall'altra Coloro che sono esclusi o che si sentono esclusi per nascita per condizioni personale Per uno scherzo beffardo del destino Diventeranno degli oppositori degli agenti Del disordine del caos E purtroppo anche spesso della violenza Questo non farà altro che Esagerare Dell'animo È le intenzioni Di coloro che invece Sono Potremmo dire così gli ineccepibili Legalmente parlando Alimentando 1 1 spirale di colpi e contraccolpi che porteranno una società sempre più divisa e violenta Dunque Per spezzare la catena Non ci resta che Applicare la misericordia del padre Della parabola.
Dostoevskij scrisse che la bellezza salverà il mondo¹². Io credo che il perdono, la comprensione e il riconoscerci nell’altro non solo salveranno il mondo, ma prima ancora salveranno noi stessi.
Note
Sul significato filosofico ed etico del diritto e sulla sua funzione sociale: Francesco Carnelutti, Teoria generale del processo, Padova, 1931.
Interpretazione etico-filosofica della parabola del Figliol Prodigo come modello di giustizia trasformativa: Miroslav Volf, Exclusion and Embrace, 1996.
Luca 15,11-12, Bibbia CEI 2008.
Luca 15,20-32, Bibbia CEI 2008.
Manifesto contro il legalismo e riflessione sulla misericordia: Howard Zehr, Changing Lenses: A New Focus for Crime and Justice, 1990.
Giustizia trasformativa e recupero della dignità: John Braithwaite, Restorative Justice & Responsive Regulation, 2002.
Trasformazione della legge da punizione a strumento di vita: Martha Nussbaum, Upheavals of Thought: The Intelligence of Emotions, 2001.
Giustizia riparativa: approccio universale e contemporaneo per il reinserimento sociale.
Psicologia del cambiamento e perdono autentico: Carl Rogers, On Becoming a Person, 1961.
Riflessione sulla rigidità morale e l’esaltazione del premio sociale: Jonathan Haidt, The Righteous Mind, 2012.
Distinzione tra perdono fruttuoso e legalismo, applicabile a contesti sociali e culturali.
Fedor Dostoevskij, L’idiota, 1869.
