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LOREM IPSUM

Le voci di dentro e il silenzio della coscienza

04-02-2026 18:28

Luca Buonopane

Modernità Mito Cultura,

Le voci di dentro e il silenzio della coscienza

Anni fa vidi Le voci di dentro di Edoardo De Filippo. Mi colpì immediatamente la sua originalità: un sogno che assume la consistenza della realtà, la

Anni fa vidi Le voci di dentro di Edoardo De Filippo. Mi colpì immediatamente la sua originalità: un sogno che assume la consistenza della realtà, la possibilità di un delitto mai compiuto, e il rapido sgretolarsi della fiducia all’interno di una famiglia e tra vicini di casa. Ebbi subito la sensazione di trovarmi davanti a una commedia sorprendentemente moderna, capace di anticipare questioni morali e sociali che continuano a interrogarci ancora oggi.
Alberto Saporito, il protagonista, è un uomo semplice, un apparecchiatore di feste popolari, che vive con il fratello Carlo e con lo zio Nicola. Una notte fa un sogno vivido e inquietante: vede i vicini di casa, i Cimmaruta, uccidere il suo amico Aniello Amitrano e nasconderne il cadavere insieme a documenti compromettenti. La forza e la nitidezza del sogno sono tali che, al risveglio, Alberto lo assume come realtà. Convinto di dover agire per senso di giustizia, denuncia i presunti assassini, provocando l’arresto dei Cimmaruta. Rimasto solo in casa con il portiere Michele, tenta di rintracciare i documenti indicati nel sogno, ma proprio in quel momento si rende conto di aver agito sulla base di un’illusione: nulla di ciò che credeva vero è realmente accaduto.
Dopo aver ritrattato la denuncia, Alberto si trova comunque intrappolato in una rete di conseguenze impreviste. Il procuratore sospetta che dietro il suo gesto si celino motivazioni poco limpide, mentre i vicini minacciano di denunciarlo per calunnia. Tuttavia, il vero cuore della vicenda non risiede nell’aspetto giudiziario, bensì nelle relazioni tra i personaggi. Carlo, il fratello, temendo un possibile arresto di Alberto, tenta di vendere il materiale delle feste popolari e di ottenere la firma per la cessione, mostrando un opportunismo spregiudicato. I Cimmaruta, presentandosi uno alla volta in casa di Alberto, iniziano a mostrarsi gentili, a scaricare le responsabilità reciproche e a cercare ciascuno una propria via di salvezza, anche a costo di tradire l’unità familiare. Progressivamente, arrivano perfino a contemplare l’omicidio di Alberto come soluzione estrema, nonostante il delitto originario non sia mai avvenuto e Aniello Amitrano sia vivo.
Alberto, fingendo di aver trovato i documenti compromettenti, accusa i vicini di essere “assassini”, ma non per un crimine reale. Li accusa piuttosto di aver permesso che il sospetto, l’egoismo e il calcolo prendessero il sopravvento sulla stima reciproca e sulla fiducia. La vera tragedia morale non è l’omicidio, bensì la rapidità con cui le menti dei personaggi lo accettano come ipotesi plausibile, trasformando il delitto in una possibilità quotidiana. In questo processo, lo stesso Alberto scopre di essere coinvolto: inconsciamente, ha creduto i vicini capaci di un crimine, diventando così, suo malgrado, parte del meccanismo del sospetto collettivo.
Il titolo della commedia, Le voci di dentro, trova qui il suo significato più profondo. Sono le voci interiori, i sospetti taciuti, le tensioni latenti che improvvisamente emergono e mettono a nudo la fragilità delle relazioni umane. De Filippo mostra con straordinaria lucidità come materialismo, egoismo e diffidenza reciproca possano trasformare la famiglia e il vicinato in un terreno fertile per la violenza morale, anche in assenza di una violenza fisica reale.


I personaggi


Alberto Saporito è il protagonista, una figura moralmente integra, fedele ai propri ideali, limpida nelle intenzioni e nel rapporto con gli altri. Il suo sogno non è un semplice capriccio dell’inconscio: attraverso di esso egli percepisce un’ambiguità morale nei vicini Cimmaruta, una debolezza etica che, nella sua immaginazione, può condurre anche a un crimine estremo. Alberto rimane costantemente legato ai valori della stima, della fiducia e della responsabilità, pur scoprendo dolorosamente la fragilità di questi stessi valori.


Carlo Saporito, fratello di Alberto, rappresenta l’egoismo e l’ipocrisia. A differenza del protagonista, Carlo pensa innanzitutto al proprio vantaggio materiale ed è pronto a manipolare le circostanze a proprio favore. La sua presenza accentua il contrasto tra integrità morale e interesse personale, mostrando come la solidarietà familiare possa rapidamente dissolversi di fronte al calcolo individuale.


Lo zio Nicola è una figura eccentrica e fortemente simbolica. Non parla più, se non attraverso i fuochi artificiali, e osserva con lucidità silenziosa il declino morale dell’essere umano. È l’unico personaggio che, come Eduardo, sembra percepire il progressivo annientamento dei richiami della coscienza. Il suo silenzio non è assenza, ma giudizio: una forma estrema di protesta contro un mondo che ha smarrito il senso etico.


La famiglia Cimmaruta è il nucleo in cui le fragilità morali si manifestano in modo più evidente e sistemico. In essa si concentra la perdita progressiva di riferimenti etici, mostrando come l’indebolimento dei valori individuali finisca per contaminare l’intera struttura familiare e sociale.
Pasquale Cimmaruta, capofamiglia debole, è privo di una reale autorità naturale e di particolari capacità morali. Vive in una condizione di torpore, sospeso tra la gelosia ossessiva nei confronti della moglie e una deliberata volontà di non sapere, di non indagare, di non chiarire se il tradimento sia reale o soltanto immaginato. Per il bene economico della famiglia, Pasquale preferisce rimanere all’oscuro, scegliere l’ignoranza come forma di difesa, accettando di macerarsi interiormente pur di evitare una verità destabilizzante. In lui si manifesta una delle doppiezze morali più profonde della commedia: la rinuncia alla verità in nome della stabilità materiale.


La moglie di Pasquale, cartomante e figura intrinsecamente ambigua, incarna una zona di opacità morale che rimane volutamente irrisolta. Non è essenziale stabilire se il tradimento sia reale o frutto delle paranoie del marito; ciò che conta è che il suo comportamento, reale o presunto, ruoti attorno a interessi egoistici, contribuendo a mantenere un clima di sospetto e di calcolo che avvelena i rapporti familiari.


Il figlio appare come una figura senza un futuro delineato, attraversata da un senso di ribellione privo di direzione. Vulnerabile alle suggestioni egoistiche, riflette una condizione generazionale segnata dall’incapacità di costruire un orizzonte di senso stabile e condiviso.
La figlia, che lavora come stenografa, è una presenza sostanzialmente passiva. Priva di qualità distintive e di una reale autonomia, svolge una funzione puramente strumentale all’interno del clan familiare, adattandosi alle dinamiche esistenti senza metterle in discussione.


La sorella di Pasquale vive infine in una condizione di sottomissione nei confronti del fratello. Ostenta virtù religiose e un’apparente moralità, ma le sue azioni sono guidate da desideri egoistici e dalla necessità di protezione. La religiosità diventa così una maschera, uno strumento di legittimazione, più che un autentico principio etico.
Attraverso questi personaggi, De Filippo mostra come egoismo, frammentazione e indebolimento dei valori possano contaminare l’intera rete familiare e sociale, rendendo plausibile l’idea di un crimine mentale, pur non avvenuto.


Analisi antropologica e filosofica


L’osservazione più inquietante che emerge dalla commedia riguarda l’indebolimento morale e sociale dei personaggi. Quando il senso di responsabilità vacilla, anche le regole etiche più elementari diventano opzionali e le azioni più gravi entrano nel campo delle possibilità quotidiane. La famiglia, anziché essere luogo di fiducia, si trasforma in uno spazio di calcolo, interesse e paura, in cui la salvaguardia individuale prevale sul bene comune.
Zygmunt Bauman descrive la modernità come “liquida”, caratterizzata dalla dissoluzione dei legami e dei valori. L’individuo si muove tra alternative incerte, scegliendo spesso in base a vantaggi contingenti. La normalizzazione del sospetto e la plausibilità dell’omicidio mostrano questa liquidità morale: il bene e il male diventano opzioni negoziabili, valutabili secondo convenienza.
Jürgen Habermas, invece, sottolinea come l’etica nasca dal dialogo e dal consenso intersoggettivo. Quando viene meno un autentico “agire comunicativo”, le decisioni morali si riducono a strumenti individuali. Nei rapporti tra i personaggi della commedia, il sospetto e il calcolo soffocano il dialogo, trasformando la coscienza morale in un rumore di fondo facilmente ignorabile. In questo vuoto comunicativo, il crimine mentale diventa pensabile.


Conclusione


Oggi più che mai, Le voci di dentro interrogano il presente sul prezzo umano e sociale della deriva individualistica e relativista degli ultimi decenni. Ci costringono a chiederci quali siano stati i costi della frammentazione, dell’egoismo crescente e di una morale sempre più fluida.
La risposta risiede nel recupero della voce della coscienza. Solo riattivando la capacità di ascoltarci e di riconoscere i nostri vincoli etici verso gli altri è possibile avviare un processo di ricostruzione. Ciò significa tornare a pensare in termini di bene comune, di fraternità, di comunità, riconoscendo che una società si salva solo quando si concepisce come tale, e non come un semplice aggregato di individui legati da interessi contingenti.
Edoardo, attraverso la figura dello zio Nicola, suggerisce tuttavia la fragilità umana di fronte alla sofferenza e alla debolezza morale, lasciando intendere che il problema sollevato dalle “voci di dentro” non abbia una soluzione immediata o definitiva. Anzi, si spinge a farci comprendere che forse solo nell’altro mondo potremo dare un senso al male e alle sue conseguenze. Infatti, dopo la morte dello zio Nicola, Tommaso Saporito riceve un ultimo messaggio attraverso il famoso metodo dei fuochi artificiali, ma non riesce a comprenderlo. Questo, per semplificare, indica che solo con una conoscenza più alta, in questo caso data dall’appartenenza all’altro mondo, si può comprendere veramente il male e i suoi effetti ed in fine superarlo e vincerlo.
Io credo, nondimeno, che una via sia ancora possibile oggi, attraverso un percorso consapevole e impegnativo volto a ridurre egoismo, frammentazione e desensibilizzazione.
Se non intraprendiamo questo cammino, rischiamo di incarnare alternativamente Aniello Amitrano, vittima potenziale, o i Cimmaruta, pronti a giustificare violazioni morali. Dovremmo invece imparare a essere Alberto Saporito: colui che, pur tra dubbi e difficoltà, resta capace di ascoltare la coscienza, distinguere tra sospetto e realtà e preservare la stima e la fiducia reciproca.