Lorem ipsum dolor sit amet, consectetur adipisicing elit, sed do eiusmod tempor incididunt ut labore et dolore magna aliqua. 

LOREM IPSUM

L’Altro 11 Settembre Allende deve morire

18-09-2025 18:18

Luca Buonopane

Storia Geopolitica Economia Società,

L’Altro 11 Settembre Allende deve morire

Scopri la storia di Salvador Allende, il presidente cileno che tentò di unire socialismo e democrazia prima del golpe del 1973.

 

Tanti anni fa ebbi occasione di vedere un documentario, trasmesso nell’ambito della nota trasmissione di Gianni Minoli La storia siamo noi, sul presidente cileno Salvador Allende. Quel documentario mi colpì profondamente: mi trasmise la forza di un sogno, quello di un socialismo libertario, democratico, alternativo al socialismo reale che aveva mostrato i suoi limiti e generato errori in Unione Sovietica.

Anni dopo, con una consapevolezza diversa e in un mondo mutato, sento il bisogno di scrivere questo articolo per ricordarne la storia e le idee, con la speranza che Allende non venga solo celebrato, ma anche studiato come mappa utile per immaginare percorsi futuri politici e sociali.

Salvador Allende: una figura affascinante e tragica

Salvador Allende rimane una delle figure più affascinanti e tragiche del Novecento. Medico, politico e presidente del Cile dal 1970 al 1973, tentò di conciliare socialismo e democrazia, emancipazione sociale e libertà individuale. Il suo progetto non era imposto dall’alto, ma cercava di trasformare la società attraverso consenso e partecipazione, riformando le strutture economiche e politiche senza sacrificare il pluralismo.

La sua esperienza, spezzata brutalmente l’11 settembre 1973, resta un monito: la democrazia è fragile quando sfida interessi consolidati, ma la speranza di un cambiamento pacifico può essere potente.

Breve biografia di Salvador Allende

Nato a Valparaíso il 26 giugno 1908, Allende si laureò in medicina all’Università del Cile e si impegnò presto in politica come membro del Partito Socialista. Deputato dal 1937 e poi senatore, si distinse per coerenza e per la capacità di unire ideali socialisti e rispetto della democrazia.

Nel 1970 divenne il primo presidente socialista eletto democraticamente in America Latina, guidando il Cile fino al tragico colpo di Stato del 1973. La sua vita e il suo impegno politico hanno lasciato un’impronta indelebile nella storia cilena e mondiale.

Il contesto cileno e l’ascesa di Allende

Quando Allende divenne presidente, il Cile era segnato da profonde disuguaglianze: le élite terriere e industriali detenevano gran parte delle risorse, mentre ampi settori della popolazione vivevano ai margini.

L’Unidad Popular propose riforme radicali ma democratiche: la nazionalizzazione del rame, la riforma agraria, l’ampliamento dei servizi sociali e della sanità pubblica. Non misure imposte con la forza, ma approvate dal Parlamento e sostenute dal voto popolare.¹

Allende credeva fermamente che giustizia sociale e democrazia non fossero incompatibili: la partecipazione attiva delle masse era, per lui, il fondamento della vera libertà.

Il socialismo libertario e riformista di Allende

Allende si distingueva per un socialismo libertario e riformista. Non mirava a una dittatura del proletariato né all’autoritarismo, ma a costruire un socialismo rispettoso delle istituzioni democratiche e della libertà individuale.

Nel discorso del 4 luglio 1971 affermò:

“Non è possibile avanzare verso una società giusta se si distruggono i canali della democrazia. Libertà e uguaglianza non si escludono, si completano.â€

E nel 1972 ribadì:

“Il nostro socialismo è un socialismo che rispetta la libertà, la pluralità e la partecipazione di tutti i cittadini.â€â´

La sua scommessa era radicale nella sostanza, ma pacifica nei metodi: emancipare senza opprimere, liberare senza sostituire un potere con un altro.

Le riforme di Allende avrebbero comportato una significativa redistribuzione della ricchezza e l’avvio di uno Stato sociale sul modello europeo. Il Cile sarebbe potuto diventare uno dei Paesi più avanzati dell’America Latina: un esperimento unico nel continente.

Riforme di Allende e ricadute sulla popolazione

 

Riforme di Allende e ricadute sulla popolazione

Riforma / PoliticaRicadute sulla popolazione
Nazionalizzazione del rame
Statizzazione delle miniere, controllo di un settore strategico dell’economia cilena
Aumento dei ricavi nazionali e delle risorse statali; possibilità di investimenti in servizi pubblici ed economia
Riforma agraria
Redistribuzione delle terre alle classi contadine e superamento del latifondo
Miglioramento delle condizioni di vita dei lavoratori agricoli; riduzione delle disuguaglianze sociali nelle campagne
Espansione dei servizi sanitari e sociali
Incremento dell’accesso ai servizi pubblici, assistenza medica gratuita, campagne di vaccinazione
Miglioramento della salute della popolazione; riduzione delle malattie e disuguaglianze sanitarie
Aumento dei salari e controllo dei prezzi
Politiche salariali e calmieramento dei prezzi dei beni essenziali
Maggiore potere d’acquisto per le classi lavoratrici; riduzione delle difficoltà economiche quotidiane
Promozione della partecipazione popolare
Creazione di comitati popolari e consigli di quartiere
Rafforzamento della coscienza politica e dell’autogestione; maggiore coinvolgimento dei cittadini
Politica culturale e mediaticaMaggior coscienza politica e culturale; accesso più ampio alla cultura

 

Una minaccia per le élite e per gli Stati Uniti

Paradossalmente, il socialismo pacifico di Allende risultava più pericoloso agli occhi delle élite cilene e delle potenze straniere. Mostrare che un socialismo democratico poteva prosperare senza violenza metteva in crisi le narrazioni dominanti della Guerra Fredda.

I conservatori temevano la dittatura socialista; i regimi comunisti criticavano l’assenza di una via armata e del partito unico. L’esperimento cileno minacciava equilibri interni e internazionali: poteva ispirare altri Paesi latinoamericani.²

Il pericolo era duplice: immediato, per le élite economiche cilene e le multinazionali statunitensi che traevano enormi profitti dal rame cileno; geopolitico, perché un successo duraturo avrebbe potuto generare un effetto di emulazione in tutta l’America Latina.

Era un rischio che gli oppositori non potevano accettare. Allende doveva cadere e l’esperimento cileno andava interrotto con ogni mezzo.

Pinochet e i golpisti

Augusto Pinochet, nato a Valparaíso il 25 novembre 1915, fece carriera nell’esercito fino a diventare comandante in capo nel 1973. Autoritario e gerarchico, rappresentava l’opposto della visione democratica e partecipativa di Allende.

Guidò il colpo di Stato insieme ad altri ufficiali, giustificandolo come difesa dell’economia e della sicurezza nazionale, con il diretto sostegno degli Stati Uniti. La giunta militare sospese la Costituzione, sciolse il Parlamento e instaurò un regime fondato sulla paura e sulla violenza.

L’11 settembre 1973 i militari rovesciarono il governo legittimo. La Moneda fu bombardata e Allende rifiutò di arrendersi. Attraverso Radio Magallanes pronunciò parole memorabili:

“Sicuramente questa sarà l’ultima opportunità che avrò di parlarvi… Ma voglio che sappiate che ho la certezza che il mio sacrificio non sarà vano. Ho la certezza che la storia sarà giusta con il Cile.â€Â³

Poche ore dopo, si tolse la vita, scegliendo la morte all’umiliazione della resa. l corpo di Salvador Allende fu trasferito all’ospedale militare di Santiago e successivamente sepolto in modo quasi clandestino nel cimitero di Viña del Mar, alla sola presenza di pochi familiari e sotto stretto controllo militare. Solo dopo la fine della dittatura, nel 1990, le sue spoglie furono traslate solennemente a Santiago e tumulate nel Cementerio General, dove oggi riposano in un mausoleo visitato da cittadini e viaggiatori da tutto il mondo. Dopo il colpo di Stato, il Cile conobbe una stagione di brutale repressione. Migliaia di oppositori politici furono arrestati, torturati o uccisi, mentre molti altri scomparvero diventando desaparecidos. La dittatura di Pinochet trasformò stadi e caserme in centri di detenzione, alimentando una strategia del terrore che lasciò ferite profonde nella società cilena e un debito di memoria ancora oggi vivo.

L’eredità di Allende

L’esperimento di Allende continua a interrogare il presente. Mostra che esistono alternative al binomio autoritarismo–neoliberismo, e che il Sud del mondo può essere laboratorio di modelli inediti di giustizia sociale e libertà.

La sua sconfitta segnala quanto sia difficile realizzare tali progetti in un contesto internazionale ostile, ma la sua eredità vive nei movimenti che cercano vie di emancipazione pacifica e solidale.

La lezione di Allende non è stata dimenticata. Forse attende solo il momento propizio per riaffacciarsi nella storia. In un mondo oggi segnato da tensioni crescenti, dall’uso della forza al posto della diplomazia e da una crescente polarizzazione delle ricchezze, il messaggio di Allende torna a essere di bruciante attualità.

Ecco perché possiamo ripetere la frase che ancora oggi campeggia sui muri delle città cilene:
 “Allende vive.â€

 

Note

Arturo Valenzuela, The Breakdown of Democratic Regimes: Chile, Baltimore: Johns Hopkins University Press, 1978.

Henry Kissinger, citato in Peter Kornbluh, The Pinochet File: A Declassified Dossier on Atrocity and Accountability, New York: The New Press, 2003, p. 65.

Testo del discorso di Salvador Allende, 11 settembre 1973, in “Radio Magallanesâ€. Trad. it. in Salvador Allende: Discorsi e Scritti, Roma: Editori Riuniti, 1974.

Salvador Allende, discorso del 4 luglio 1971 e del 21 maggio 1972, in Obras Completas de Salvador Allende, Santiago: Ediciones Culturales, 1980.

Â