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La luce verde di Gatsby: un’illusione che brilla ancora oggi ?

14-09-2025 12:45

Luca Buonopane

Modernità Mito Cultura,

La luce verde di Gatsby: un’illusione che brilla ancora oggi ?

Lessi Il Grande Gatsby anni fa, quando ero un giovane studente di giurisprudenza alla Federico II di Napoli. ...

Lessi Il Grande Gatsby anni fa, quando ero un giovane studente di giurisprudenza alla Federico II di Napoli. Ricordo bene l’impressione che suscitò in me: come Gatsby, sentivo la voglia di mettermi alla prova, di esplorare il mondo, di cercare — sempre con onestà e giustizia — il mio posto al sole. Durante la lettura speravo ardentemente che Gatsby ce la facesse e che riuscisse a ricongiungersi con Daisy. Ma presto compresi che il romanzo era più complesso. Col tempo ho capito che la felicità va cercata altrove, con obiettivi diversi. Forse anche Gatsby avrebbe dovuto fare lo stesso.

Fitzgerald non ha scritto soltanto un romanzo sugli anni ruggenti: ha raccontato un sogno universale, quello del riscatto sociale e della felicità, destinato a infrangersi contro le barriere invisibili della società.

Gatsby, archetipo del sogno infranto

Nell’estate del 1922, a Long Island, Gatsby è un uomo misterioso e ricco, ossessionato dall’idea di riconquistare Daisy, sposata con Tom Buchanan, simbolo dell’aristocrazia benestante.

Tom incarna il volto arrogante e violento della ricchezza ereditaria: maschilista, razzista, convinto che il suo status sociale lo ponga al di sopra di ogni regola. A differenza di Gatsby, che costruisce la propria fortuna rincorrendo un sogno, Tom non ha bisogno di conquistare nulla: il potere gli appartiene per diritto di nascita. È il perfetto contraltare di Gatsby: non è animato da speranze o visioni idealistiche, ma dalla certezza del suo potere e dalle regole che lo preservano. In lui si manifesta il cinismo della forza: i suoi soldi e la sua posizione sociale sono l’espressione materiale di questa condizione.

Come ha scritto Madre Teresa di Calcutta, chi ha troppo finisce per non possedere davvero altro. Tom è così ricco da non aver bisogno di nulla, e proprio per questo non sa desiderare, né sperare.

Gatsby organizza feste grandiose, sperando che Daisy compaia. Nick Carraway, il narratore e cugino di Daisy, lo descrive così:
  “Il mio vicino di casa era un uomo che dava feste colossali ogni sabato sera.”
  “Era dotato di un’inesauribile capacità di speranza, una qualità che non troverò mai più in nessun altro.”

Ma l’incanto dura poco. Daisy non riesce a rinunciare alla sicurezza offerta da Tom:
  «Erano gente sbadata, Tom e Daisy: distruggevano cose e creature e poi si rifugiavano nella loro ricchezza.»
  Quando Tom smaschera gli affari poco limpidi di Gatsby, l’illusione si spezza. Poco dopo, Daisy investe Myrtle, amante di Tom, con l’auto di Gatsby. Il marito di Myrtle, convinto che Gatsby fosse l’amante della moglie, lo uccide e poi si toglie la vita. Gatsby muore solo, mentre Daisy e Tom si ritirano nella protezione delle loro ricchezze.

Box citazione – Idealizzazione di Gatsby

Gatsby vive nell’idealizzazione: vede Daisy come un sogno, non come la donna fragile e superficiale che è davvero. Lei, colpita più dalle sue camicie di seta che dalla sua dedizione, diventa il simbolo della confusione tra possesso e felicità.

Camicie di seta e felicità: il costo del consumismo

Le feste di Gatsby, affollate e spettacolari, non generano rapporti autentici:
  «La gente non era invitata: andava a Gatsby’s come a un parco divertimenti.»
  Gatsby diventa così il simbolo di un consumismo che promette ascesa sociale ma rivela la fragilità dei legami umani. Il mito del self-made man esaltava il successo individuale, ma le disuguaglianze restavano intatte. Il crollo del 1929 segnò la fine di quell’illusione: da Gatsby si passò a opere come Furore di Steinbeck, popolate da eroi umili ma autentici.

Il consumismo negli anni ’80 e oggi

Negli anni ’80 la ricchezza ostentata tornò a dominare: yuppie americani, deregulation reaganiana e la “Milano da bere” italiana incarnarono un’epoca di edonismo e culto dell’apparenza. Anche allora, dietro i sorrisi patinati, rimanevano precarietà e differenze sociali.

Oggi la dinamica si ripete in un contesto diverso: i social media amplificano l’illusione di vite scintillanti tra viaggi, auto e consumi. La “luce verde” non è più il pontile di Daisy, ma la notifica luminosa di un like.

Box dati – Disuguaglianza e mobilità sociale

· In Italia servono cinque generazioni per salire al reddito medio¹
  · L’1% più ricco detiene quasi il 50% della ricchezza globale²

Il sogno del riscatto sociale resta spesso irraggiungibile.

Remando controcorrente: la solitudine di un sogno

Gli anni ’20, gli anni ’80 e il nostro tempo hanno un filo comune: la ricchezza ostentata non crea legami veri. Le feste di Gatsby, le discoteche patinate e i post scintillanti sui social non portano vicinanza autentica.

Fitzgerald ci mostra che i sogni individuali non diventano realtà senza trasformazioni collettive. Il consumismo stimola il desiderio ma distrae dalle ingiustizie strutturali. Gatsby muore solo; molti oggi restano soli dietro le vetrine di un benessere apparente.

Box citazione – La luce verde

“Gatsby credeva nella luce verde, il futuro orgiastico che anno dopo anno si ritrae davanti a noi.”
  È il sogno di felicità e riscatto che l’individuo rincorre, senza mai superare del tutto gli ostacoli sociali. Il romanzo si chiude con un’immagine che parla ancora al nostro presente:
  “Così continuiamo a remare, barche controcorrente, risospinti senza posa nel passato.”

Conclusione: riscrivere il finale oggi

La speranza di Gatsby si infrange contro una realtà dominata dalla ricchezza ereditaria: chi possiede status tende a conservarlo, escludendo chi prova a entrare dall’esterno. Eppure, resta un monito: i sogni individuali hanno bisogno di una società più giusta, capace di aprirsi alla mobilità e alla condivisione. Non basta primeggiare: bisogna costruire insieme.

Senza relazioni autentiche, o con legami instabili e precari, privi di orizzonti comuni, tutto diventa effimero e fugace. Non spegne le nostre angosce né il nostro senso di solitudine. Allora ricorriamo a ogni mezzo di distrazione: lo shopping compulsivo, le feste esagerate, l’eccesso come anestesia. Tutto pur di non pensare, tutto pur di non vedere quanto fragile sia questo modo di vivere.

Capire che l’accumulo di beni o il trionfo individuale non sono fine a se stessi è il primo passo. La vera vittoria sta nel coniugare benessere materiale e legami solidali. Forse il finale che Fitzgerald non poteva scrivere allora, possiamo provare a scriverlo noi oggi, nelle nostre vite.

Note

OECD (OCSE), A Broken Social Elevator? How to Promote Social Mobility, Paris: OECD Publishing, 2018.

Oxfam International, Inequality Inc.: How corporate power divides our world and the need for a new era of public action, Report 2024.