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LOREM IPSUM

La legge trasfigurata il figliuol prodigo

09-09-2025 18:20

Luca Buonopane

Spiritualità,

La legge trasfigurata il figliuol prodigo

Nota PersonalePer formazione culturale ho studiato Giurisprudenza alla Federico II di Napoli. Come molti di voi sanno, però, sono sempre stato affasci

Nota Personale

Per formazione culturale ho studiato Giurisprudenza alla Federico II di Napoli. Come molti di voi sanno, però, sono sempre stato affascinato dal lato filosofico e storico del lavoro giuridico. Non sono mai stato, come si dice, un leguleio che corre dietro ai cavilli. Sono sempre stato interessato a carpire il cuore della legge: il perché filosofico, etico e morale delle norme e come esse possano migliorare e salvaguardare una vita più giusta per tutti¹.

In questa parabola ho trovato un’interpretazione vicina a questo sguardo: non una declinazione deontologica rigida, ma un invito a guardare al perdono, alla salvezza, al cambiamento².

Lasciate che vi ricordi la parabola

La parabola (Lc 15,11-32)

«Un uomo aveva due figli. Il più giovane disse al padre: “Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta”. Ed egli divise tra loro le sue sostanze³.

Pochi giorni dopo, il figlio più giovane raccolse tutte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò le sue sostanze vivendo da dissoluto. Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Si mise al servizio di un abitante della regione, che lo mandò a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube che mangiavano i porci, ma nessuno gliene dava.

Allora ritornò in sé: “Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato contro il Cielo e contro di te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati”. Si alzò e tornò da suo padre.

Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, gli corse incontro, lo abbracciò e lo baciò. Il figlio disse: “Padre, ho peccato contro il Cielo e contro di te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio”. Ma il padre disse ai servi: “Portate il vestito più bello, mettetegli l’anello al dito e i sandali ai piedi. Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”. E cominciarono a far festa.

Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, sentì musica e danze. Chiamò un servo e gli chiese cosa stesse succedendo. Quello rispose: “È tornato tuo fratello, e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello grasso perché lo ha riavuto sano e salvo”. Egli si indignò e non volle entrare.

Suo padre uscì a supplicarlo. Ma egli rispose: “Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito. E tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che è tornato questo tuo figlio, che ha divorato le tue sostanze, per lui hai ammazzato il vitello grasso”.

Il padre replicò: “Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”»⁴.

Riflessione

Questa parabola non è solo una parabola: è un manifesto contro il legalismo sterile, che giudica e divide. È un invito a costruire una società capace di perdonare e rigenerare⁵.

Il figlio minore ha sbagliato. La legge morale e sociale lo avrebbe condannato senza appello. Ma il padre non applica la logica della colpa né la misura ferrea della legge. Sceglie un’altra via: accoglienza e misericordia. Un gesto scandaloso, che spezza il meccanismo della retribuzione e apre a una giustizia trasformativa. Restituisce dignità a chi l’aveva persa⁶.

Il perdono non è debolezza, ma forza rivoluzionaria. Una società che sa perdonare non abolisce la legge: la porta oltre, trasformandola da strumento di punizione a strumento di vita⁷.

Esempi concreti e universali lo dimostrano:

Giustizia riparativa: dare a chi ha sbagliato la possibilità di riscattarsi e reintegrarsi⁸.

Educazione: l’errore dei giovani non come marchio indelebile, ma come occasione di crescita.

Relazioni quotidiane: ambienti che riconoscono il valore delle seconde opportunità.

Sapere che ci può essere perdono spinge le persone a trasformarsi dentro se stesse, a percepirsi in modo nuovo, a rinascere.

Il perdono non ha nulla a che fare con il lassismo o con una falsa bontà. Si perdona chi veramente cambia, chi – come il protagonista – vive una sofferta trasformazione⁹. Faccio precisazione per essere chiaro senza possibilità di fraitendimento sul mio pensiero.

La figura del fratello maggiore

Il figlio probo, che segue il padre e le regole con perfetta osservanza, ci mostra un cuore chiuso. Non c’è rettitudine di cuore, non c’è amore per il padre o per la vita. C’è solo una ferrea determinazione a ottenere riconoscimenti e vantaggi materiali.

Non è felice per il fratello ritrovato, si sente defraudato. Il premio conta più della sostanza. È uno specchio della nostra epoca: produttività, competizione. Una società così non sa accogliere chi cade e  ritorna cambiato.

Una scelta radicale

La parabola ci mette davanti a una scelta: essere come il fratello maggiore, custodi gelosi di un’osservanza sterile, oppure imparare dal padre a trasformare la legge in misericordia. Costruire una comunità capace di festa, di accoglienza, di vita condivisa.

Le possibili interpretazioni della realtà sono due:

Legalismo: “hai sbagliato, paghi”, che condanna chi vuole cambiare e alimenta risentimento.

Perdono fruttuoso: restituisce vita a chi si è smarrito e fa rinascere la vita in tutti noi¹¹.

Conclusione

La parabola del Figliol Prodigo ci invita a superare la logica sterile del premio e della punizione. È una sfida radicale al nostro tempo, spesso pronto a giudicare e meno a comprendere, a escludere e meno ad accogliere. Se Non faremo così Cadremo In una società Che da un lato È rigida Spietata Occorre divergenti Dall'altra Coloro che sono esclusi o che si sentono esclusi per nascita per condizioni personale Per uno scherzo beffardo del destino Diventeranno degli oppositori degli agenti Del disordine del caos E purtroppo anche spesso della violenza Questo non farà altro che Esagerare Dell'animo È le intenzioni Di coloro che invece Sono Potremmo dire così gli ineccepibili Legalmente parlando Alimentando 1 1 spirale di colpi e contraccolpi che porteranno una società sempre più divisa e violenta Dunque Per spezzare la catena Non ci resta che Applicare la misericordia del padre Della parabola.

Dostoevskij scrisse che la bellezza salverà il mondo¹². Io credo che il perdono, la comprensione e il riconoscerci nell’altro non solo salveranno il mondo, ma prima ancora salveranno noi stessi.

Note

Sul significato filosofico ed etico del diritto e sulla sua funzione sociale: Francesco Carnelutti, Teoria generale del processo, Padova, 1931.

Interpretazione etico-filosofica della parabola del Figliol Prodigo come modello di giustizia trasformativa: Miroslav Volf, Exclusion and Embrace, 1996.

Luca 15,11-12, Bibbia CEI 2008.

Luca 15,20-32, Bibbia CEI 2008.

Manifesto contro il legalismo e riflessione sulla misericordia: Howard Zehr, Changing Lenses: A New Focus for Crime and Justice, 1990.

Giustizia trasformativa e recupero della dignità: John Braithwaite, Restorative Justice & Responsive Regulation, 2002.

Trasformazione della legge da punizione a strumento di vita: Martha Nussbaum, Upheavals of Thought: The Intelligence of Emotions, 2001.

Giustizia riparativa: approccio universale e contemporaneo per il reinserimento sociale.

Psicologia del cambiamento e perdono autentico: Carl Rogers, On Becoming a Person, 1961.

Riflessione sulla rigidità morale e l’esaltazione del premio sociale: Jonathan Haidt, The Righteous Mind, 2012.

Distinzione tra perdono fruttuoso e legalismo, applicabile a contesti sociali e culturali.

Fedor Dostoevskij, L’idiota, 1869.