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Luca Buonopane

  Pensiero Critico e Orizzonti Possibili

L’Imbarbarimento della Politica Trent’anni di disuguaglianze, media e decadimento del bene comune

04-10-2025 20:15

Luca Buonopane

Storia Geopolitica Economia Società,

L’Imbarbarimento della Politica Trent’anni di disuguaglianze, media e decadimento del bene comune

Quando ero giovane, la politica era ancora il luogo delle ideologie nel senso migliore della parola: un territorio di confronto e progettualità, anima

 

Quando ero giovane, la politica era ancora il luogo delle ideologie nel senso migliore della parola: un territorio di confronto e progettualità, animato da passioni autentiche ma anche da un codice non scritto di rispetto reciproco. Ci si poteva scontrare duramente su idee, programmi o visioni del mondo, ma esisteva un senso condiviso dei limiti. L’avversario non era un nemico da abbattere, bensì un interlocutore da sfidare e comprendere. Nei parlamenti, nei consigli comunali, persino nei circoli di quartiere, si discuteva per costruire, non solo per demolire.

Oggi, guardando a quanto è accaduto negli ultimi trent’anni, è difficile non provare una certa amarezza. Quel quadro è stato progressivamente smantellato da trasformazioni profonde, che hanno lasciato la politica italiana più povera sul piano ideale, meno capace di mediare e sempre più ostaggio di personalismi, slogan e comunicazione emotiva. Il crollo del Muro di Berlino e Tangentopoli hanno aperto un vuoto ideologico e strutturale: le grandi narrazioni si sono frantumate, i partiti tradizionali si sono disgregati, e il dibattito pubblico si è trovato improvvisamente senza punti di riferimento solidi.

Quello che un tempo era uno spazio di confronto ideologico e progettuale si è trasformato in un’arena dominata dalla frammentazione, dall’immediatezza mediatica e da logiche di potere concentrate. Questo processo di “imbarbarimento” non è stato casuale: è il frutto di scelte economiche, sociali e culturali che hanno eroso progressivamente le fondamenta della nostra democrazia. Quattro fattori principali emergono con chiarezza: la crescente polarizzazione della ricchezza, il declino della scuola e dei corpi intermedi, l’omologazione culturale trainata dai media e l’amplificazione dei fenomeni attraverso i social network.

 

Polarizzazione della ricchezza e crisi della rappresentanza

 

Negli ultimi trent’anni, la forbice delle disuguaglianze in Italia si è allargata in modo impressionante. Secondo il rapporto Oxfam Italia 2024, il 10% più ricco delle famiglie possiede oggi oltre otto volte la ricchezza della metà più povera della popolazione; appena quattordici anni fa, il rapporto era di 6,3 a 1. Questo dato non è solo economico: è politico, sociale e culturale.

La concentrazione di ricchezza nelle mani di pochi si traduce inevitabilmente in una concentrazione di potere e capacità di influenza sulle decisioni pubbliche. Gruppi economici e individui particolarmente influenti riescono a orientare la politica a proprio vantaggio, erodendo la sua funzione rappresentativa. La politica, che un tempo cercava di mediare tra interessi differenti per il bene comune, finisce così per rispondere agli interessi di una ristretta élite, spesso lontana dalla vita reale della maggioranza.

Le conseguenze sociali sono profonde: l’indebolimento del welfare, la riduzione delle opportunità di ascesa sociale, la crescente difficoltà di formare cittadini consapevoli e, soprattutto, la progressiva povertà del dibattito democratico. Si crea un circolo vizioso: meno partecipazione genera meno progettualità e meno pluralità di opinioni, il che porta a una perdita di ricchezza non solo economica ma anche culturale e civica. Una politica privata del suo tessuto sociale reagisce solo all’immediato e al sensazionalismo.

 

Declino della scuola pubblica, crisi dei corpi intermedi e analfabetismo funzionale

 Una scuola pubblica impoverita

 

La scuola pubblica italiana ha vissuto negli ultimi decenni un lento ma costante declino. Da istituzione capace di garantire mobilità sociale e formazione civica, è diventata spesso un sistema affaticato, con strutture inadeguate, programmi datati e personale poco valorizzato.

Secondo l’ISTAT, la spesa pubblica per l’istruzione nel 2024 si attesta al 4,1% del PIL, contro una media europea del 4,8%. Più del 23% degli edifici scolastici necessita di interventi urgenti e circa il 15% delle scuole non dispone di connessioni digitali adeguate. A ciò si aggiunge un precariato diffuso: oltre il 30% dei docenti lavora senza garanzie di continuità, con effetti negativi sulla qualità della didattica.

Ma il problema è anche culturale: la scuola ha perso gran parte dell’autorità sociale che la caratterizzava. Gli episodi di mancanza di rispetto verso i docenti, ormai frequenti, sono il sintomo di un impoverimento profondo del ruolo educativo e civico. Invece di formare cittadini critici, la scuola rischia di produrre individui fragili di fronte alla complessità politica e sociale.

 

 Il vuoto dei corpi intermedi

 

Un tempo, partiti politici, sindacati e associazioni di categoria svolgevano un ruolo fondamentale: erano luoghi di formazione, mediazione e costruzione collettiva. Preparavano la classe dirigente, educavano al dibattito democratico e creavano un tessuto sociale coeso.

La loro progressiva perdita di ruolo ha lasciato un vuoto che è stato rapidamente occupato da forme di comunicazione diretta, personalistica e spesso anti-istituzionale. In assenza di queste strutture, la politica ha perso i suoi “anticorpi organizzativi”: mancano spazi di mediazione e progettazione di lungo periodo, e le decisioni diventano sempre più reattive e individualistiche.

 

 L’analfabetismo funzionale e la fragilità civica

 

Secondo i dati OCSE-Piaac, circa il 28% degli adulti italiani tra 16 e 65 anni non possiede competenze sufficienti per comprendere testi complessi. Questo livello di analfabetismo funzionale rende ampie fasce della popolazione vulnerabili a slogan semplicistici e a comunicazioni emotive.

La politica si adatta di conseguenza: invece di parlare alla testa, parla alla pancia, sacrificando la progettualità a lungo termine. Si privilegia la frase d’effetto rispetto al ragionamento, il colpo mediatico rispetto al piano strategico. Come ha spiegato Jürgen Habermas, la crisi dei corpi intermedi indebolisce la democrazia deliberativa: senza spazi di confronto strutturato, la discussione pubblica si appiattisce e si impoverisce.

 

 Mass media, omologazione culturale e amplificazione digitale

 

Parallelamente, negli ultimi trent’anni i mass media hanno subito una trasformazione radicale. La televisione commerciale, con la sua logica degli ascolti, ha privilegiato la semplificazione estrema, la spettacolarizzazione e la ricerca continua dello scontro. I mezzi di comunicazione, da strumenti di informazione e formazione dell’opinione pubblica, sono diventati megafoni di emozioni e polarizzazioni.

L’arrivo dei social network ha amplificato tutto questo. Gli algoritmi tendono a privilegiare contenuti estremi ed emotivi, perché generano più interazioni. Così si creano “echo chambers”, camere dell’eco che rinforzano convinzioni preesistenti e isolano gruppi di cittadini in bolle comunicative autoreferenziali.

Secondo il Digital News Report 2024, il 48% degli italiani utilizza i social come principale fonte di informazione, mentre solo il 31% dichiara di fidarsi della maggior parte delle notizie. Oltre la metà è preoccupata per la disinformazione. La politica, di fronte a questo scenario, si è fatta sempre più reattiva e dipendente dall’impatto mediatico immediato, perdendo capacità di visione e strategia a lungo termine.

 

Effetti sull’imbarbarimento politico

 

Il risultato di questi processi è un panorama politico caratterizzato da sfiducia diffusa, impoverimento del dibattito e partecipazione ridotta. I dati sull’astensionismo sono eloquenti: alle elezioni europee del 2024 ha votato meno della metà degli aventi diritto (49,68%), mentre alle politiche del 2022 l’affluenza è scesa al 63,9%, in netto calo rispetto al 93,4% del 1976.

La politica sembra ossessionata dal presente, incapace di elaborare strategie e visioni complesse. La costruzione di progetti di lungo periodo è sacrificata sull’altare dell’ipersemplificazione e dell’urgenza mediatica. Le leadership inseguono l’emotività del momento più che costruire percorsi condivisi.

 

Conclusione – Ricostruire una politica della complessità

 

L’imbarbarimento della politica italiana non è stato un destino inevitabile, ma il risultato di scelte che hanno indebolito i pilastri della democrazia. Se vogliamo invertire la rotta, occorre intervenire su tre fronti fondamentali.

Il primo è l’educazione: rilanciare la scuola pubblica, rafforzare l’educazione civica e mediatica, e formare cittadini capaci di pensiero critico.

Il secondo è il rafforzamento civico: sostenere la stampa indipendente, i corpi intermedi, le associazioni, tutti quei luoghi in cui la società può discutere e progettare insieme.

Il terzo è l’etica della comunicazione: la politica deve tornare a parlare alla testa e non solo alla pancia, liberandosi dalla dipendenza dal marketing e riscoprendo il valore della parola responsabile.

Solo così sarà possibile ricostruire una politica capace di affrontare la complessità del nostro tempo, ridare profondità alla vita pubblica e riaccendere la fiducia nella democrazia.